Tag Archives: macroeconomia

Un accenno al programma…

Salve a tutti,

vi presento il programma della giornata formativa di sabato 15 luglio, sarà a costo zero* e vi invito a compilare il modulo vedete sotto al video per avere tutte info e ricevere il pdf con il programma completo:

 

Per tutte le info:

Enrico Gei

6 maggio 2019, il forex nel mirino.

Salve a tutti,

vediamo insieme alcune coppie di valute che seguiamo per la prossima ottava di borsa, colgo l’occasione per invitarvi all’evento a cpsto zero che terremo a Roma sabato 15 giugno, per sapere come partecipare e per il programma della giornata si può compilare il modulo a piè pagina:

colosseo

 

Enrico Gei

 

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Il punto alla fine del primo semestre 2019, di Massimo e Gian Michele Moschella.

Alla scadenza del primo trimestre 2019, è opportuno un aggiornamento dei
ragionamenti fatti e condivisi finora con i nostri lettori, soprattutto col pubblico
presente in aula al recente seminario di Roma.
Come detto in apertura dello stesso, i tassi di crescita reale dell’economia, rispetto
al 2018, sono previsti in flessione sia per il 2019 che per il 2020.

MAX1

E questo è un dato che si può ampiamente confermare.
Le releseas dei primi tre mesi dell’anno sono state sostanzialmente deludenti, con
la sola eccezione delle richieste di disoccupazione Usa che si candidano per il
concorso “le più basse di sempre”.

MAX2

Esse infatti sono già le più contenute degli ultimi quarantacinque anni, inferiori, in
ogni caso, a quelle che diedero il via alle ultime cinque recessioni (zone
ombreggiate in azzurro).
A questo punto, qualcuno potrebbe legittimamente avere l’impressione che le
banche centrali siano riuscite a cancellare tutti i mali della società attuale,
recessioni comprese.
Non è così. Sono solo intervenute più pesantemente sul controllo degli aggregati
finanziari. Questa condotta è sì capace di esaltare i successi e mettere in ombra
le difficoltà dei sistemi economici, ma non per sempre.
Come si direbbe a proposito degli artifizi umani che deviano il corso naturale dei
fiumi, essi finiscono per avere un “pericoloso impatto sull’ecosistema fluviale e sul
territorio circostante”.
Manco a dirlo, una recente sentenza della Corte di Giustizia europea ha stabilito
che la deviazione del corso di un fiume può essere ammessa, in linea di principio,
se ci sono motivazioni di rilevante interesse pubblico come quelle per fini
idropotabili o irrigui. Tuttavia, nel caso di siti di importanza comunitaria, qualora
non intervengano adeguate misure di compensazione il progetto può anche
essere stoppato.
Il problema risiede nel fatto che la Banche Centrali non hanno avuto né mai
avranno un controllore o un giudice che valuti il loro operato. E dunque tirano
dritto senza timori di essere stoppate. Sarà l’ecosistema economico e finanziario a
rigurgitare, a tempo debito, le loro manovre.
Il grafico seguente ci dà un’idea generale dell’incidenza dei Qe sulla crescita dei
singoli assets. Senza l’inoculazione forzata di adrenalina, l’SP500 probabilmente
si aggirerebbe intorno ai 1200 punti. Che sarebbe comunque non poca cosa
considerati i livelli cui era pervenuto nel febbraio 2009 (circa 660).

MAX3

Il Consumer Confidence Index ci racconta invece una storia parzialmente diversa.

MAX4

Ci dice che l’attuale congiuntura economica non è riuscita a riprendere i massimi
di sempre segnati nel 2000. L’indice ha cozzato contro la resistenza statica
coincidente con i massimi del 1998 ed è tornato indietro. Adesso duetta con il
supporto rappresentato dai massimi del 2001 e, in caso di rottura, è facile
prevedere che si appoggerà sul supporto offerto dai massimi del 2002-2007. Sotto
il quale, imho, potrebbe scatenarsi un brutto temporale.

Devo poi una spiegazione e una precisazione a tutti coloro che hanno ascoltato il
mio intervento sulle curve dei tassi.
Nel seminario ho proposto il grafico seguente che racchiude, in un’unica
panoramica, tutte le curve dei tassi seguite dagli operatori economici.

MAX5

Tutte le curve prese in considerazione, a fine febbraio, puntavano verso la linea
dello zero. La 5y-2y è stata la prima a varcare quella soglia e, dunque, ad
invertirsi (tassi a breve più alti dei tassi a lungo termine). In genere, a questo
punto, le altre curve seguono docilmente, sebbene con tempi propri.
Quello che è avvenuto a fine marzo lo riscontriamo nel chart che segue.

MAX6

La curva 5y-2y si è ritratta e, con le altre, che nel grafico precedente venivano giù
a capofitto, ha preso ad appiattirsi!
Niente di più probabile che le BC, monitorando l’andamento di tutte le curve al pari
di quanto facciamo noi, abbiano deciso di intervenire comprimendo i tassi a breve
e lasciando correre quelli a lungo. In questo modo le curve si appiattiscono o
assumono di nuovo un andamento ascendente.
Ebbene si, possono fare anche questo!

CINA
L’arretramento più preoccupante, dicevamo, è sicuramente quello della Cina che
minaccia addirittura di scendere quest’anno sotto il 6% di Pil.
Tuttavia, con un atletico colpo di reni, il Pmi cinese si è riportato la scorsa
settimana sopra l’asticella dei 50 punti (tratto rosso sul grafico seguente). Tanto è bastato a fornire ulteriore propellente ai listini mondiali.

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La Banca Centrale, vale la pena ricordarlo, per contrastare gli effetti del
rallentamento economico ben visibile soprattutto sul finire dell’anno passato, era
nuovamente intervenuta con forti iniezioni di liquidità (pari al 5% del Pil cinese)
alla fine del 2018 e con misure fiscali nei primi mesi del 2019.
Sembrano non interessare a nessuno gli squilibri finanziari che gravano sulla
struttura dell’economia dovuti ad un eccesso di credito erogato da grandi imprese
che fungono da shadow banking per il sistema delle PMI.
Due anni fa in Cina lo shadow financing – per molte imprese unica forma di
finanziamento – garantiva il 22% del credito complessivo; oggi non va oltre il 4%.
Ma per ora sembra andare a tutti bene così.
Evidenze grafiche incontrovertibili ci provengono però dall’indice Shanghai
Composite (tm mensile), reduce da un recupero a dir poco prodigioso.
Lo scorso anno aveva rotto la linea di tendenza rialzista originatasi nel 1996
contribuendo ad affossare tutti i listini mondiali.
Quest’anno l’indice ha recuperato quella trend e adesso prova a catapultarsi al di sopra della figura triangolare che potete tutti valutare.
L’abbrivio definitivo verrà fornito dal ROC a 18 mesi che sembra prossimo alla
rottura della sua trend, replicando la straordinaria vigoria dimostrata nel 2006.

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Nell’ipotesi, è facile pronosticare anche il raggiungimento di target importanti,
come ad esempio i 4500 punti (+40% circa dai valori attuali). Potrebbero occorrere
un paio d’anni. Conditio sine qua non: una ripresa economica non balbettante.
USA
Passiamo agli States che, malgrado il rilascio di dati spesso non esaltanti,
continuano a sovraperformare gli altri listini mondiali.
Proponiamo un rapporto mensile tra lo Sp500 e l’Etf Vanguard Ftse All World al
netto delle azioni Usa (ex Usa).

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Il Know sure thing oscillator (KST) elaborato da Martin Pring è un indicatore
tecnico (di tipo oscillatore) che viene utilizzato per determinare il momentum nei
trend azionari. Si tratta di un indicatore tecnico di tipo oscillatore, che fluttua quindi
sopra e sotto la linea dello zero, provvedendo a fornire segnali di trading basati
sulla divergenza con il prezzo e KST e i crossover delle linee del segnale. La
formula di questo indicatore tecnico, utilizza quattro differenti timeframes per
mostrare il momentum generale e non solo il momentum di uno specifico
timeframe.
Il rapporto raffigurato nel precedente grafico, che è superiore alla MA a 12 mesi, è
chiaramente in una fase di rialzo favorevole agli Stati Uniti e viene sostenuto da
un KST in ascesa. Tuttavia, questa relazione non è andata da nessuna parte
nell’ultimo anno, quindi dobbiamo chiederci se questa attività abbia raggiunto un
top o, in alternativa, stia consolidando prima di una nuova gamba di rialzo. La
differenza non è da poco. Se il rapporto rompe al rialzo, significa che dovremmo
continuare a concentrarci sugli Stati Uniti per i prossimi mesi. D’altro canto,un’inversione al ribasso suggerirebbe la necessità di una maggiore esposizione su
altri indici.

Il grafico successivo mostra la correlazione diretta tra il rapporto di cui sopra e
l’indice del dollaro.

MAX10

Se si nutrono aspettative rialziste sul dollaro, allora sarà legittimo attendere il
break out del triangolo superiore.
L’indice grezzo dell’SP500 (tm settimanale) ci mostra la salita parabolica
innescatasi sul finire del 2018 e ancora in essere mentre scriviamo (5 aprile
2019).

MAX11

Dopo i 2890, nel mirino ci sono ormai solo i massimi del 2018. La statistica ci
informa che, quando i primi due mesi dell’anno risultano così positivi, essi ci
restituiscono, a distanza di tre-sei mesi, ritorni positivi nell’ordine dei 3-10 punti
percentuali.
Dunque, al momento, l’ipotesi alla quale lavoriamo è quella di nuovi massimi.
Non vanno tuttavia esclude anche correzioni ; ma le stesse, almeno fino a
maggio-giugno, andranno intese come occasioni di acquisto. Poi l’andamento
degli indici potrebbe risultare più frastagliato.
E si perchè, se molti lo hanno dimenticato, viviamo, tra l’altro, l’anno americano
preelettorale che non ha mai restituito ritorni negativi.

Jerome Powell ha già dato tutta la sua disponibilità chinando sommessamente il
capo e rimandando sine die i rialzi dei tassi.

Quanto alle aspettattive macro anticipate dal Cesi, l’indice delle sorprese
economiche, esse appaiono talmente compresse che
qualunque prossimo dato nei mesi a venire sarà salutato con favore.

GOLD

L’oro si trova al momento alle prese con importanti resistenze, nell’ordine: 1312,
1334, 1360. Il momento ciclico sembra tuttavia propizio. La positività dell’equity, in
uno alla forza del dollaro Usa, non sono riusciti a debilitarlo più di tanto.

Dunque non lo shorterei.

MAX12

Nel chart che segue, tm monthly, individiamo facilmente la resistenza statica che
ha contenuto i tentativi di rialzo del prezzo dal 2014 ad oggi. Essa è posizionata
intorno a 1360. Tuttavia la situazione, a partire da quell’anno, è andata lentamente
migliorando. Il PMO (Price Momentum Oscillator) nel 2014 era sostenuto, oggi
invece lo si raccoglie col cucchiaino, mentre il ROC, negativo del 2014, è oggi più
che positivo. Insomma il Gold potrebbe essere chiamato ad un upgrade
significativo.

MAX13

All the best

dottor Massimo Moschella

dottor Gian MIchele Moschella

Il punto sull’equity globale del team Moschella.

C’eravamo lasciati sette giorni fa a fissare perplessi l’imminente incrocio degli indici mondiali con le rispettive medie mobili a 200 periodi.
Le mani forti ci hanno tolto da ogni imbarazzo sollevando di prepotenza la maggior parte degli indici al di sopra di quelle asticelle (v. Dja, Spx e Nasdaq daily).
Sicché il successivo ostacolo con cui misurarsi risultano essere adesso i massimi registrati a dicembre 2018.
L’Rsi a 14 periodi accenna appena a surriscaldarsi nel contatto con l’area di ipercomprato.

MAX1

E si che notizie non proprio esaltanti erano giunte dal fronte macroeconomico che ha confermato l’avvio di una congiuntura internazionale non proprio rassicurante.
Ciò nonostante i big investors non hanno fatto mancare denaro in acquisto, probabilmente rassicurati dalla complicità mostrata dalla Fed.
Mi é sembrato anzi un deliberato piano ben orchestrato ai danni del parco buoi, assistito financo dalla insolita forza esibita dall’oro che va a rivedere, eccezionalmente, i 1331 $ e a fare mostra sul petto di una golden cross.
Nulla da fare per i piccoli traders che subiscono comprensibilmente l’insacco.
I time frame settimanali non suonano una musica diversa. Il Price Momentum Oscillator non ha ancora incrociato, é vero, ma l’Rsi si é gia’ portato senza esitazioni sopra il valore di 50.

 

 

Il Vix asseconda questo catenaccio a centrocampo indugiando oltre misura intorno al valore di 15 (v. Vix daily), apparentemente prigioniero della media semplice a 100 periodi sul weekly.

 

 

Insomma, un gioco ordito per spiazzare oltre ogni ragionevole logica.
E se qualcuno di voi sta pensando che a farne le spese é stato il comparto del reddito fisso, beh spiacente di deludervi. Hanno pagato dazio solo i nostri Btp.
Sarà un anno destinato a stupire.

All the best

Massimo e Gian Michele Moschella

L’ SP500 che verrà.

Senza pretesa di completezza (il Natale è alle porte e immagino che abbiate voglia di svagarvi), il Bullish Percent Index confronta il numero titoli che, in base alla tecnica del Point&Figure, hanno fornito un segnale rialzista con il numero totale dei titoli quotati sull’indice considerato. L’indicatore viene pertanto utilizzato per misurare la forza del mercato e può essere pertanto interpretato sia un’ottica di trend following (ossia che conferma lo scenario positivo/negativo presente sul mercato) sia in un’ottica contrarian.

In questo secondo caso:
– quando il BPI sale sopra quota 75 e il mercato (o il settore) viene da una salita di una certa consistenza (il trend primario è quindi rialzista) viene fornito un segnale di allerta in quanto l’indicatore evidenzia una situazione di ipercomprato che potrebbe pertanto impedire un ulteriore allungo e innescare una fisiologica pausa di consolidamento/correzione;
– quando il BPI scende sotto quota 40 e il mercato (o il settore) viene da una discesa di una certa consistenza (il trend primario è quindi ribassista) si crea una situazione di allerta in quanto l’indicatore evidenzia una situazione di ipervenduto che potrebbe pertanto impedire un ulteriore cedimento e innescare una fisiologica pausa di consolidamento/rimbalzo.

 

Precisato ciò, aggiungo che il BPI è sceso a quota 20, con tutti indici girati al ribasso (soprattutto quelli europei), e mostra che le condizioni del mercato sono le peggiori tra quelle riscontrate negli ultimi 10 anni.

Ciò che potrebbe offrire una residua speranza ai tori è che i minimi del 2011 e del 2016 hanno fornito successivamente il propellente per spingere prepotentemente gli indici al rialzo. Un rimbalzo sarebbe a questo punto cosa naturale.

Ma l’osservazione pertinente da aggiungere, tuttavia, è che questi rallies si sono verificati durante un mercato toro, mentre adesso abbiamo inaugurato, a mia modestissima opinione, un altro mercato orso secolare (chart 1).

1massimo.PNG

Appare più probabile, dunque, che sperimenteremo nuovamente l’andamento pericolosissimo registrato nel periodo precedente 2000 – 2009.

Dunque i minimi dell’ultima settimana non sono, ahimè, quelli definitivi.

Venerdì abbiamo assistito  alla rottura di due importanti livelli di supporto, il più significativo dei quali era quello segnato a febbraio 2018.

Anche il PMO (Price Momentum Oscillator) settimanale è sceso sotto la linea zero.

Ciò ci autorizza ad attenderci l’appoggio dei prezzi in area 2250-2300 e, successivamente, lo sfondamento fino ai 2100.

Ritengo tuttavia che l’unico supporto degno di nota, al momento, si intraveda intorno ai 2000 (chart 2).

2massimo

Non lo avessi detto prima, avreste ora il diritto di darmi dello “sburone”.

Ma vado narrando pubblicamente di simili scenari dal 13 gennaio 2018 (meeting di Scattacoltrend di Roma). All’epoca mi accompagnava in giro per l’Italia l’esimio collega Enrico Gei.

Successivamente, ad ottobre, la “compagnia dell’anello” si è allargata fino a riunire, in Finanza Strategica, Fabio Michettoni, Paolo Nardovino, Lara Cavalli, Giuseppe Vonella, Giuseppe Rinaldi e Lucia Anna Arseni.

Chi è venuto ad ascoltarci potrà confermarlo.

Detto ciò, faccio a voi lettori, e a tutti i miei colleghi, i più sentiti auguri di un felicissimo Natale.

Per il 2019 vi auguro invece tutto il bene possibile, con l’invito spassionato a non perderci di vista.

Potremmo avere di nuovo la “fortuna” di imbroccare il vaticinio giusto.

All the best.

Dott. Massimo Moschella

Financial Analyst & Economic Strategist

Massimo e Gian Michele Moschella: la curva dei rendimenti invertita.

Una breve discussione odierna con un caro amico ci ha ispirato le seguenti elementari riflessioni.

Con l’espressione “curva dei rendimenti invertita” s’intende una situazione di mercato in cui i tassi offerti per le scadenze più lunghe sono inferiori rispetto a quelli offerti per la parte a breve della curva , ossia quelli fino a 2 anni.

La scelta fra le due diverse scadenze è guidata dalle aspettative che gli investitori elaborano sulla futura evoluzione dei rendimenti ad un anno.

In caso di aspettative rialziste dei tassi, essi preferiranno investire nella strategia di rolling, in modo da poter investire a scadenza il proprio capitale in bond con rendimenti maggiori.

In caso di aspettative ribassiste, invece, un investitore razionale sarà più propenso a riversare il proprio capitale sul bond decennale.

La même chose accade nella scelta di un mutuo: se l’aspettativa è quella di un ribasso dei tassi è gioco forza scegliere un mutuo a tasso variabile. Diversamente si opterà per il tasso fisso. Nel nostro esempio il bond decennale ha il ruolo del mutuo a tasso fisso, in quanto ci permette di bloccare il rendimento in maniera sicura, mentre la strategia di rolling è paragonabile al mutuo a tasso variabile.

Un incremento delle preferenze di acquisto del bond decennale porta, per la legge universale della domanda e dell’offerta, ad un incremento del suo prezzo e conseguentemente ad una riduzione del suo rendimento. Se questa diminuzione è consistente, ecco che la curva s’inverte.

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Cosa determina tale disequilibrio e dunque l’inversione della curva?

L’affermarsi di un’aspettativa ribassista sui tassi a breve futuri.

Cosa genera un’aspettativa dominante di tassi a breve in declino?

La concreta prospettiva di una recessione economica.

Ai primi segnali recessivi, infatti, le BC intervengono abbassando i tassi a breve.

Di conseguenza, un’aspettativa di recessione si traduce in un’aspettativa di tassi a breve futuri minori.

Ma cosa innesca la prospettiva di una recessione economica? L’azione delle BC. Qualora l’azione delle banche centrali di alzare i tassi a breve venga mal percepita dal mercato, questa sarà la premessa logica per un’aspettativa di caduta in recessione nel futuro (cui seguono tassi bassi futuri per contrastare la recessione). Una curva invertita è dunque conseguenza dell’azione di una banca centrale che alza i tassi a breve termine e di un’interpretazione del mercato che porta la parte lunga della curva a scendere sotto il livello della parte a breve.

Proprio a causa di questo forte nesso logico, l’inversione della curva è sovente usata in letteratura come predittore di crisi economiche. Basti pensare che le ultime sette recessioni economiche sono tutte state precedute da un’inversione della curva.

Ecco spiegato il tentativo di Trump di bloccare in extremis i programmati aumenti dei tassi ufficiali in Usa.

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Tuttavia, l’ex presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke recentemente ha messo inaspettatamente in guardia da una lettura eccessivamente allarmistica dei segnali provenienti dalla curva dei rendimenti (che si è notevolmente appiattita proprio nell’ultimo mese).

Il banchiere – proprio quello che causò l’ultima inversione della curva nel 2006 a cui seguì la recessione del 2008 – sostiene oggi che tale indicazione abbia perso di efficacia alla luce delle distorsioni del mercato causate dalle banche centrali.

Bernanke ritiene, questa volta, che sarebbe un errore pensare che l’inatteso appiattimento della curva dei rendimenti USA segnali una recessione incombente.

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Noi invece restiamo ancorati alla scuola più tradizionale, e attendiamo – inalterata la politica della Fed nota ad oggi – i primi segnali recessivi nel 2020. Mese più, mese meno. Confermiamo pertanto le indicazioni già fornite nei seminari di Scattacoltrend e Finanza Strategica di gennaio, marzo e ottobre 2018.

Aggiornamenti ulteriori giungeranno dai prossimi meeting in programma da febbraio 2019 in poi.

P.S. L’Europa invece ha fatto già più strada su questo cammino…Ma questa è un’altra storia.

All the best

dott. Massimo Moschella

Financial Analyst & Economic Strategist

dott. Gian Michele Moschella

Financial Analyst & Business Developer

 

Analisi tecnica: Dow Jones

Salve a tutti,

condivido la mia videoanalisi di breve/medio periodo sul Dow Jones:

Buon lavoro a tutti !

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