Massimo e Gian Michele Moschella: la blockchain e lo sbarco in Africa…

L’AFRICA E’ TERRA FERTILE PRONTA ALL’INTRODUZIONE DELLA BLOCKCHAIN.

(OVVERO COME LE TECNOLOGIE DECENTRALIZZATE POSSONO FAVORIRE I CAMBIAMENTI DELL’AFRICA SUB SAHARIANA).

La corruzione, la cattiva gestione e le pratiche commerciali opache hanno per decenni martoriato i regimi giuridici e i mercati delle materie prime africane.

Una attenta riflessione merita, dunque, la possibile applicazione delle innovazioni che la blockchain è capace di portare con sé in questo continente.

Non appare esagerato affermare che i governi africani si trovino oggi di fronte a un bivio: possono adottare un atteggiamento più diffidente e restrittivo nei confronti delle nuove tecnologie – mantenendo inalterato lo status quo (e dunque anche il loro personale potere) – o, in alternativa, mostrarsi più illuminati e incoraggiare i cambiamenti epocali consentiti dalla tecnologia blockchain.

Cominciamo col dire che i migliori usi della blockchain si sono visti in quei settori dove i players o non hanno reciproca fiducia o hanno interessi diversi.

La catena dei blocchi open source, infatti, è capace di ridurre la corruzione, aumentare la trasparenza delle operazioni, automatizzare la contabilità e migliorare i tempi di movimentazione delle merci e dei pagamenti.

Qui il potenziale della blockchain, con i suoi scambi garantiti dalla crittografia, è veramente vasto.

La tecnologia blockchain è un libro mastro digitale decentralizzato che conserva registrazioni di transazioni immutabili. E’ sostenuta da una rete di computer che lavorano insieme e in modo indipendente, per conservare e verificare i record in modo tale che una volta che un record è stato scritto e accettato da tutti i computer della rete, non può essere modificato. Pertanto, fornisce un mezzo per registrare, certificare e trasferire risorse senza dover contare su una banca o altri intermediari.

La tecnologia blockchain può dunque fornire alle parti interessate un sistema che organizza e digitalizza questa catena di valori – che diventa immutabile – e fornire un rapido ed economico accesso ai potenziali fruitori e/o investitori ad una molteplicità di servizi.

Lo scorso anno in Kenya, la Corte Suprema ha annullato un’elezione controversa, dopo che le macchine per il voto elettronico erano state compromesse. Un sistema di voto basato su blockchain potrebbe infondere fiducia nelle elezioni e nelle istituzioni democratiche del continente.

Nei contesti africani, caratterizzati spesso da istituzioni deboli e inefficaci, potrebbe introdurre svolte epocali in svariati campi tra cui:

  • registrazione delle identità anagrafiche univoche per ridurre i rischi di frode e terrorismo;

  • difesa dei diritti di proprietà e di autore per contrastare le frodi;

  • riduzione dei rischi di inadempienza contrattuale;

  • aumento della base contributiva;

  • tracciabilità e commercializzazione delle materie prime di cui i paesi africani sono ricchissimi;

  • aumento della fiducia nelle transazioni finanziarie razionalizzando le rimesse e altri pagamenti.

L’adozione delle criptovalute offre innegabilmente un mezzo di scambio di capitali nei punti neri dell’economia di un paese.

Il settore agricolo in Africa rimane la principale fonte di sostentamento per gran parte della popolazione del continente e fornisce un contributo significativo al PIL. Nel continente l’innovazione tecnologica relativa all’agricoltura potrebbe costituire un catalizzatore dello sviluppo principalmente per una maggiore sicurezza alimentare, per la riduzione della povertà e per la crescita complessiva dell’economia.

Il settore è alle prese con una miriade di problemi. L’ecosistema agricolo è frammentato a tutti i livelli, da quello della produzione e dell’allevamento del bestiame fino alle modalità di trasporto ai consumatori finali.

Gli agricoltori difficilmente ricevono fertilizzanti e semi di qualità, riducendo la produttività al 10% della media globale per quasi tutte le colture.

Non hanno inoltre accesso né alle informazioni correnti sui prezzi di mercato né tanto meno ai mercati di negoziazione; pertanto la domanda e l’offerta non sottostanno a principi regolatori equi. Questo crea grandi spazi di vantaggio per gli intermediari che controllano le condizioni del mercato.

Non dimentichiamo che il mercato agricolo in Africa è destinato a crescere fino a $ 1 trilione entro il 2030. Il settore è, tuttavia, una catena di valori al momento privi di un database per tutti i soggetti interessati: agricoltori, aziende di trasformazione e di trasporto, compagnie assicurative, fornitori di servizi finanziari e governi.

Aggiungiamo a ciò che la maggior parte degli agricoltori in Africa pratica un’agricoltura su piccola scala e la maggioranza non ha accesso a conti bancari e servizi finanziari. La maggior parte degli operatori è quindi priva di documentazione contabile che rende impossibile determinare la propria affidabilità creditizia. Ciò causa la mancanza di accesso al credito di cui pur avrebbero bisogno per dimensionare correttamente la propria attività.

Lo stesso vale, a fortiori, per l’estrazione, la produzione e la commercializzazione di materie prime.

Gli alti costi attuali – compresi quelli di transazione – non sono dovuti solo alla corruzione degli intermediari quanto all’assenza di efficaci sistemi di controllo e deterrenza che la blockchain invece introdurrebbe.

Dunque l’implementazione di nuove tecnologie potrebbe essere la soluzione idonea ad aiutare le nazioni africane a scambiare i propri minerali e risorse naturali in modo più efficiente e redditizio.

La digitalizzare della rete portuale elettronica modello Asia-Pacifico sarebbe un’altra mossa capace di rimuovere i troppi intermediari esistenti nella catena di approvvigionamento e smistamento portuale.

Insomma, avere un futuro migliore per l’Africa significa soprattutto avere un futuro più trasparente. E con la blockchain ciò appare possibile.

Man mano che la tecnologia consente di “tagliar fuori” intermediari, ogni settore economico sembra destinato a seguire modelli peer-to-peer dove le transazioni avvengono senza strutture centralizzate.

Blockchain potrebbe così diventare una sorta di tecnologia di scopo generale, ovvero utilizzata orizzontalmente proprio com’è oggi la corrente elettrica o internet inglobando non solo il mondo del business ma anche la politica.

Adottare la natura spesso infallibile della tecnologia potrebbe anche aiutare a salvare le economie africane da milioni di dollari che si disperdono in corruzione e riciclaggio di denaro, specialmente nei redditizi settori del petrolio e dei minerali.

Come sempre mentre gli esperti dibattono, gli imprenditori agiscono.

In questi anni sono nate numerose nuove aziende africane che puntano a risolvere problemi grazie a soluzioni basate su blockchain.

AFRIC2

Per esempio:

  • Twiga Foods (Kenya) connette gli agricoltori con i venditori nei centri urbani, facilitando partnership durature tra le parti, assicurando il pagamento dei produttori in tempi rapidi e certi. Insieme a IBM ha lanciato un programma di microcredito per aumentare il giro d’affari dei suoi clienti;

  • BitLand (Ghana) rende immutabile il processo di registrazione degli appezzamenti fondiari; in Ghana, dove la frode territoriale è una seria preoccupazione, Bitland sta fornendo servizi di catasto utilizzando la blockchain di Bitshares, consentendo ai ghanesi di registrare la proprietà, assumendosi l’onere di garantire i diritti di proprietà e confermando le transazioni da autorità locali corrotte e sottofinanziate;

  • BitPesa (Kenya) piattaforma di pagamenti online, consente transazioni in criptovalute con un focus sul segmento B2B. A febbraio 2018 ha acquisito TransferZero, azienda spagnola di money transfer;

  • Wala (Sudafrica) che propone soluzioni crypto per combattere l’alto costo delle rimesse in/verso l’Africa;

  • NairaEX (Nigeria), Luno (UK-Sudafrica) e Golix (Zimbabwe) sono tra i principali exchange di criptovalute del continente. Proprio in Zimbabwe, a causa della carenza di valuta straniera e dei fenomeni di iperinflazione, Bitcoin ha raggiunto nel 2017 quotazioni record a livello globale.

Sono sorte piattaforme d’informazione dedicate come BitcoinAfrica.io e una società di consulenza/incubatore, BitHub Africa con sede a Nairobi.

In Nigeria, Agrikore, potenziata da Cellulant, è un mercato automatizzato di pagamenti intelligenti che offre servizi finanziari digitali e un sistema di gestione delle relazioni con i clienti per l’agricoltura. Agrikore è stato sviluppato utilizzando la tecnologia blockchain per garantire che tutti gli stakeholder della filiera agricola possano fare affari in un ambiente affidabile e trasparente.

Agrikore ha, per la prima volta, riunito tutti i vari attori in agricoltura; agricoltori, commercianti, banchieri, aziende di logistica in un unico ecosistema trasparente.

La fuga di cervelli, che affligge le industrie in tutta l’Africa, è una preoccupazione significativa nel mercato in crescita della blockchain del continente. Molte città e istituzioni stanno lottando per aggrapparsi a sviluppatori di talento.

Il modo in cui i governi decideranno di navigare sarà importante per andare avanti. Essi dovrebbero fornire un ambiente normativo amichevole per incubare una nuova generazione di sviluppatori africani.

Anche le università africane dovrebbero fare la loro parte, sviluppando progetti per istruire i laureati su come implementare la tecnologia.

Dr. Massimo Moschella e dr. Gian Michele Moschella

Ambasciatori Itineranti

REGNO DEI SANTI PIETRO E PAOLO

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