2019: speranze e timori. Di Massimo e Gian Michele Moschella

TEAM MOSCHELLA

 

Tutti col naso all’insù a fissare il testa a testa tra gli indici Usa e le medie mobili semplici a 200
giorni.
In queste poche parole può racchiudersi la tensione degli investitori all’approssimarsi del
secondo fine settimana del mese di febbraio 2019.
Il forte e inaspettato rimbalzo degli indici dalla fine di dicembre ai giorni nostri ha infatti spinto
l’equity americano verso queste determinanti linee di resistenza ma in una condizione di vistoso
ipercomprato.
Il gioco dunque si fa duro. Infatti, una chiusura decisiva al di sopra di quella media di lungo
termine ridurrebbe le probabilità che le azioni entrino in un mercato ribassista.
Da cui diventerebbe molto difficile tirarsi fuori con i prodromi in vista di un rallentamento
produttivo mondiale.
Il DJA è l’unico dei tre indici che ha già superato la linea rossa a 200 periodi. Ma il risultato non
può dirsi ancora definitivamente acquisito.

1

L’S&P500 e il Nasdaq Composite ci stanno provando caparbiamente proprio in questi giorni.

 

L’incertezza previsionale ci appare quanto mai massima, soprattutto in considerazione del VIX scivolato sui livelli più depressi degli ultimi tre mesi. Posizione dalla quale pare voglia tirarsi fuori. Tutto sembrerebbe pronto per un insolito exploit.

4

Anche il Fear&Gread Index punta sul bello spinto. Troppo spinto, secondo noi.

5

Persino il posizionamento del Baltic Dry Index (che misura il livello medio delle tariffe dei noli internazionali) non aiuta ancora ad alimentare forti speranze bullish.
L’indice si è spiaggiato come un grande cetaceo confermando il rallentamento globale in atto.
L’Italia è già in recessione tecnica, e la Germania potrebbe seguire a ruota se il Pil del quarto trimestre fornirà numeri negativi.

6

Tuttavia l’America, nonostante le incertezze dell’equity innanzi illustrate, non desta ancora serie preoccupazioni.
L’appiattimento della curva dei rendimenti ha subito un provvidenziale stop. Taumaturgiche sono state le parole con cui Powell ha bloccato il rialzo dei tassi programmato per l’anno in corso. Nulla invece potrà fare contro la recessione dei profitti delle aziende Usa che dovrebbe concretizzarsi nel primo semestre del 2019.
E si perchè le proiezioni per il quarto trimestre preludono ad una espansione degli EPS di circa il 12%. Ricordiamo che nel terzo trimestre questo dato era stato pari ad un +25%.
Per il primo trimestre 2019 le previsioni attendono invece un misero -0.5%: una escursione superiore al 20%. Ecco perchè non appare esagerato parlare di recessione dei profitti Usa.
Un +2.3% sarebbe atteso per il secondo semestre e un deludente +7.0% per l’intero anno.
Anche i fondi comuni azionari americani sembrano soffrire di asma bronchiale visto che
l’afflusso delle masse amministrate è in netto calo divergente rispetto all’andamento dell’Sp500.

7

Il volume dei capitali raccolti hanno sempre anticipato di 12-18 mesi le difficoltà dell’indice principale a stelle e strisce. Sicchè l’arrivo dell’estate potrebbe essere nefasto per l’azionario.
I giochi tuttavia non sono ancora fatti. E se da un lato peseranno le decisione monetarie della Fed, dall’altro avrà forte influenza lo stato di salute del gigante cinese, al momento in difficoltà ad ingurgitare grosse partire di beni importate soprattutto dagli Usa e dalla Germania.
Quanto precede è un assaggio delle tematiche e delle riflessioni che noi di Finanza Strategica e Scattacoltrend svilupperemo nella consueta prima tornata di seminari che avrà inizio il prossimo
marzo.
All the best

Massimo e Gian Michele Moschella.

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