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RECESSIONE 2020: CI SIAMO? di Massimo e Gian Michele Moschella.

Il Bureau of Economic Analysis degli Stati Uniti aveva appena rilasciato i dati sul Pil del quarto trimestre, (che hanno confermato le attese assestandosi al 2,1%), quando il numero delle richieste dei sussidi di disoccupazione ha ricordato la gravità dell’impatto del coronavirus sull’economia degli Stati Uniti.

Quasi 3,3 milioni di lavoratori hanno fatto richiesta di sussidi nell’ultima settimana terminata il 21 marzo.
Un esercito senza precedenti nella storia moderna degli Usa, cinque volte tanto il precedente massimo storico di 695.000 che risale all’ottobre del 1982.

Si tratta della risposta del mondo del lavoro americano alle misure di lockdown che, nei giorni scorsi, sono state implementate in 18 stati (che comprendono circa la metà della popolazione degli Stati Uniti, o un quinto della forza lavoro complessiva), per tentare di arginare la diffusione del Covid-19.

Secondo il Labor Department, la crescita esponenziale  delle richieste di sussidi è dovuta alle difficoltà in cui si sono ritrovati soprattutto i settori della ricreazione e della ristorazione che, prima di tutti, hanno subito l’impatto della misure di contenimento. Ma il dipartimento cita molti altri settori in forte difficoltà: quello artistico, dell’assistenza sociale, dei trasporti, del commercio al dettaglio e delle industrie manifatturiere.

La Pennsylvania guida la classifica con stime statali di 378.900 richieste, rispetto a 15.440 della settimana precedente, seguita dall’Ohio con 187.780 (contro sole 7.045 in precedenza), dalla California con 186.800, dal Texas con 155.660 e dal New Jersey con 155.450.
New York ha riportato 80.430 richieste contro 14.270 nell’immediato passato.

Ricordiamo che il dato ufficiale sulla disoccupazione del mese di marzo è atteso venerdì 3 aprile. Tuttavia lo stesso non rifletterà ancora appieno i traumi recenti.
Infatti le statistiche sulla disoccupazione sono calcolate sulla base di sondaggi e informazioni riportate da aziende e famiglie fino alla metà del mese di marzo.
I dati sulla disoccupazione rispecchieranno davvero i traumi del mercato del lavoro solo nel comunicato governativo dell’8 maggio relativo al mese di aprile.

Moody’s Analytics ha ventilato la cancellazione complessiva di cinque o sei milioni di posti di lavoro solo nel mese di marzo, record di sempre.
Nel peggior mese dell’ultima recessione, il marzo 2009, furono persi circa 800.000 posti di lavoro.
In tutto il periodo recessivo, cominciato nel 2008, ne andarono perduti 8.700.000.
Il tasso di disoccupazione americano, di fronte a simili prospettive, potrebbe portarsi oltre il 10% dai minimi record del 3,5%.
Nel corso del secondo trimestre, non si esclude che il tasso dei senza lavoro raggiunga invece una percentuale vicina al 12 e, in assenza di interventi che si rivelino efficaci (ma faccio difficoltà a crederlo), nei prossimi mesi potrebbe portarsi anche oltre il 20 per cento.

Il presidente della Fed Powell ha detto nei giorni scorsi che la banca centrale agirà “aggressivamente” per sostenere famiglie e imprese, dopo aver già annunciato la settimana scorsa un’allentamento della politica monetaria senza precedenti.
Intanto, il Senato Usa ha approvato il pacchetto di stimolo da 2.000 miliardi di dollari a sostegno delle imprese sofferenti e dei milioni di americani colpiti dalla crisi sanitaria. Si faranno anche i primi test di Helicopter Money con il versamento di circa 1200/2000 $ direttamente sul conto corrente dei residenti.

Molto difficile, allo stato, secondo la nostra opinione, evitare la caduta in recessione del paese a stelle e strisce. Quella di continenti come l’Europa è data invece per certa.

Chi ci ha seguito nei seminari del 2018 e del 2019, organizzati e gestiti con l’amico Gei, ricorderà che avevamo indicato una data abbastanza precisa dell’inizio della prossima recessione: estate 2020.

fotorece

Con il passare dei mesi, scandito dall’implementazione delle robuste politiche trumpiane, ci eravamo quasi convinti, felicemente, di aver bucato la previsione.

Poi a marzo la pandemia che ha provocato una decadenza profonda e veloce dell’output economico-finanziario.

Poichè il nostro fornitore di dati lavora su base mensile, dovremo attendere aprile per avere decine di grafici che esplorino il mondo in tutte le direzioni.

Al momento, vi mostriamo un unico grafico – aggiornato al 25 marzo – che sintetizza la curva del tasso del bond Usa a 2 anni fratto il tasso del decennale (grafico che vi abbiamo già mostrato nei precedenti incontri).

Anche nel 2020 la curva sta mostrando andamento analogo a quanto già occorso nel 2000 e nel 2007: fa un top, che coincide con l’avvio della liquidazione strisciante dei titoli finanziari, a cui segue l’inizio del periodo recessivo circa 14 mesi dopo.

Dunque il mondo, o buona parte di esso, dovrebbe entrare in recessione ad agosto (mese prima, mese dopo).

Ritorneremo sull’argomento più diffusamente il prossimo mese.

All the best

dott. Massimo Moschella

dott. Gian Michele Moschella

moschella padreefiglio

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